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Coesistenza tra esseri umani e orso bruno marsicano: una possibile strada arriva dalla genetica

13 Gennaio 2026 | comunicati stampa

I cambiamenti climatici e le trasformazioni nell’uso del suolo hanno intensificato le interazioni tra esseri umani e fauna selvatica, con possibili effetti sulla densità delle popolazioni e sull’adattamento comportamentale delle specie agli ambienti antropizzati. È ancora oggetto di dibattito se queste risposte comportamentali siano dovute principalmente alla plasticità fenotipica o se siano invece il risultato di processi selettivi indotti dall’uomo, soprattutto nelle popolazioni di piccole dimensioni, dove la deriva genetica ha un ruolo rilevante.

Lo studio prende in esame la piccola popolazione di orso bruno appenninico (Ursus arctos marsicanus), che convive con l’uomo nell’Italia centrale da migliaia di anni. I ricercatori hanno analizzato la diversità genomica e individuato segnali di adattamento specifici di questa popolazione confrontando nuovi dati di sequenziamento dell’intero genoma con dati già pubblicati relativi a orsi bruni dell’Europa centrale e del Nord America.

I risultati mostrano che l’orso bruno appenninico presenta una ridotta diversità genomica, livelli più elevati di consanguineità e un carico genetico realizzato maggiore rispetto ad altre popolazioni di orso bruno. Allo stesso tempo, emerge un profilo genetico unico, caratterizzato da segnali di selezione in geni associati a una ridotta aggressività, come DCC e SLC13A5. Molte delle varianti individuate in questi geni si trovano in regioni non codificanti del DNA e alcune sembrano influenzare i siti di legame dei fattori di splicing, sottolineando il ruolo importante della variazione non codificante nella definizione di fenotipi complessi.

Nel complesso, i risultati sostengono l’ipotesi che la selezione indotta dalle attività umane abbia favorito cambiamenti comportamentali anche in popolazioni piccole e isolate da lungo tempo. Questi adattamenti avrebbero contribuito a ridurre i conflitti con l’uomo e a favorire la persistenza a lungo termine di una grande specie di mammifero, rendendo possibile la sua coesistenza con le comunità umane.

> Leggi lo studio pubblicato su Molecular Biology and Evolution

Foto di copertina di Alberto Giannelli.