Salviamo l’Orso, insieme a Mountain Wilderness e AIGAE, ha incontrato la Regione Lazio e i vertici del Parco per denunciare le criticità nella gestione dell’area protetta. Tagli boschivi, controlli insufficienti, escursioni in quad: ora servono risposte concrete e interventi tempestivi.
Il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, infatti, dovrebbe rappresentare una delle aree strategiche per l’espansione dell’orso bruno marsicano. Eppure, continuiamo ad assistere a un modello di gestione che, invece di garantire la tranquillità della fauna selvatica e la conservazione della biodiversità, lascia spazio ad attività e forme di disturbo incompatibili con la presenza stabile di una specie tanto rara e minacciata.
Come avevamo già segnalato a luglio scorso, i risultati dell’ultima stima della popolazione di orso marsicano confermano nuovamente la presenza della specie nel Parco. Una notizia importante che non può farci dimenticare quanto sia fragile questa presenza. Se le condizioni attuali non cambieranno, il rischio è quello di compromettere definitivamente la possibilità che i Simbruini diventino un’area di presenza stabile per la specie.
“Da anni assistiamo a un modello di gestione che antepone attività economiche, turismo selvaggio e senza limiti, sfruttamento forestale ed eventi di richiamo alla missione stessa per cui un’area protetta esiste: conservare la biodiversità e garantire la tranquillità della fauna selvatica”, ha dichiarato Stefano Orlandini, presidente di Salviamo l’Orso.
“Come già detto in altre sedi, inoltre, ancora più grave – continua Orlandini – è constatare come l’Ente Parco sembri limitarsi a certificare la conformità amministrativa degli interventi previsti nei piani di assestamento forestale, rinunciando al proprio ruolo di garante della massima tutela ambientale. Un Parco dovrebbe chiedersi non soltanto se un intervento sia autorizzabile, ma se sia davvero compatibile con gli obiettivi di conservazione per cui quell’area protetta è stata istituita”.
È per affrontare queste criticità e chiedere un’inversione di tendenza che lo scorso venerdì 23 ottobre abbiamo incontrato i vertici della Direzione Ambiente della Regione Lazio, insieme ai rappresentanti laziali di Mountain Wilderness (MW) e di AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche), anch’essi preoccupati per la deriva che sta investendo quella che è la più grande e importante area protetta regionale. All’incontro, oltre a Stefano Orlandini, erano presenti Fabio Bisogni, Dirigente dell’Area Protezione e Gestione della Biodiversità, Alberto Foppoli e Federico De Angelis – rispettivamente Presidente e Direttore del Parco dei Simbruini. Mountain Wilderness era rappresentata da Gianluca Ugolini, mentre per AIGAE ha partecipato Ilaria Maccarrone.
Tagli boschivi: prescrizioni più rigorose e controlli efficaci
Nel corso del confronto sono state affrontate le principali criticità che abbiamo segnalato, a partire dallo sfruttamento forestale e dalle modalità con cui vengono eseguite le operazioni di taglio, esbosco e trasporto del legname.
È stata riconosciuta la necessità di introdurre prescrizioni più stringenti per le attività boschive, con particolare attenzione alle modalità di esbosco e trasporto, e di applicare sanzioni alle ditte che non rispettano le disposizioni previste.
Altrettanto importante è il coordinamento tra Guardiaparco e Carabinieri forestali. Abbiamo ribadito la necessità che i due organismi collaborino in modo più efficace, garantendo controlli puntuali sull’operato delle ditte boschive e sulla conformità delle attività autorizzate alle prescrizioni, sia per quanto riguarda la massa forestale estratta sia per le modalità di esbosco.
Non si tratta soltanto di verificare il rispetto formale delle regole: è necessario assicurare che le attività forestali siano compatibili con le esigenze di conservazione degli ecosistemi e con la tutela della fauna selvatica.
Nel confronto è stata inoltre riconosciuta la necessità di fermare lo sfruttamento forestale in alcune aree del Parco. Tra le soluzioni da valutare figura l’affitto dei boschi, attraverso cui compensare i Comuni per i mancati introiti derivanti dalla rinuncia allo sfruttamento forestale, come già avviene in numerose aree protette del nostro Paese. Si tratta di una strada che merita di essere presa in considerazione seriamente: la tutela della biodiversità non può essere subordinata allo sfruttamento economico del patrimonio forestale, soprattutto nei territori più importanti per la conservazione delle specie minacciate.
Escursioni in quad: il Parco verificherà le segnalazioni
Un altro tema affrontato durante l’incontro riguarda le escursioni con i quad che abbiamo segnalato nel territorio dell’area protetta. Ci è stato riferito che tali attività non risultano autorizzate dal Parco, che si è riservato di approfondire la questione e di adottare i necessari provvedimenti correttivi.
Riteniamo indispensabile che le verifiche annunciate conducano a risposte concrete. Il disturbo provocato dalle attività motorizzate deve essere affrontato con serietà, soprattutto in un territorio che dovrebbe garantire condizioni adeguate alla presenza della fauna selvatica. Un’area protetta non può limitarsi a intervenire dopo le segnalazioni: deve essere in grado di prevenire gli abusi e assicurare il rispetto delle regole.
Disponibili al dialogo, ma ora servono fatti
Nel corso dell’incontro abbiamo ribadito la nostra disponibilità, insieme a Mountain Wilderness e AIGAE, a collaborare con il nuovo direttore del Parco per ricostruire un clima di fiducia nei confronti dell’Ente. Il dialogo è necessario, ma non può diventare un alibi per rinviare le decisioni. Le criticità sono note da tempo e le esigenze di tutela non possono essere ulteriormente sacrificate. I buoni propositi devono tradursi, in tempi brevissimi, in provvedimenti verificabili e in segnali concreti di un’inversione di tendenza. È su questo terreno che valuteremo la disponibilità al cambiamento emersa durante il confronto. Non chiediamo dichiarazioni di principio, ma una gestione coerente con la funzione per cui un parco regionale esiste: proteggere il patrimonio naturale e garantire alla fauna selvatica condizioni di tranquillità e sopravvivenza.
Per l’orso bruno marsicano, specie particolarmente minacciata, la possibilità di occupare nuovi territori idonei rappresenta un’opportunità importante. Non possiamo permettere che venga vanificata da una gestione incapace di contenere il disturbo e di mettere la conservazione della biodiversità al centro delle proprie scelte.
Usi civici: a Cervara di Roma l’incontro con i comitati locali
Il confronto è proseguito sabato 24 ottobre a Cervara di Roma, dove il nostro presidente ha incontrato i rappresentanti di alcuni comitati recentemente costituitisi nel territorio del Parco, a Livata e a Subiaco.
Con loro abbiamo discusso dell’incontro del giorno precedente con la Regione Lazio e delle iniziative che i comitati stanno portando avanti per comprendere quanto sta accadendo su numerosi terreni gravati da uso civico. Si tratta di una questione sulla quale occorre fare piena chiarezza al più presto. Le modalità di gestione e sfruttamento di questi terreni devono essere approfondite e rese comprensibili, anche per valutare le ricadute delle attività in corso sul territorio e sulle comunità locali.
La partecipazione dei comitati dimostra quanto sia importante che le scelte relative alla gestione del Parco siano accompagnate da trasparenza, informazione e confronto con chi vive questi luoghi. La tutela ambientale, la gestione del patrimonio collettivo e il futuro delle comunità locali non sono questioni separate: devono trovare risposte coerenti all’interno di una visione complessiva del territorio.
Il futuro dei Simbruini non può prescindere dalla conservazione
Il confronto con la Regione Lazio e con i vertici del Parco ha consentito di mettere sul tavolo problemi che richiedono risposte precise: lo sfruttamento forestale, l’efficacia dei controlli, le attività turistiche impattanti e non sostenibili e la gestione dei terreni gravati da uso civico.
Abbiamo manifestato la nostra disponibilità a collaborare, nella convinzione che un cambio di rotta sia ancora possibile. Ma il tempo delle dichiarazioni deve lasciare spazio a quello delle decisioni e degli interventi.
Continueremo a seguire la situazione, a chiedere conto degli impegni assunti e a collaborare con le realtà del territorio che condividono l’obiettivo di proteggere quest’area. Perché un parco non può essere considerato soltanto una risorsa da sfruttare: la sua ragion d’essere è conservare la natura, oggi e per le generazioni future”.
> Scarica il comunicato stampa inviato da Salviamo L’Orso ad ottobre 2026 per segnalare la situazione
> Scarica il comunicato stampa inviato da Salviamo L’Orso a luglio 2026

