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DDL Caccia 1552: un attacco senza precedenti alla fauna selvatica e alla biodiversità

18 Giugno 2026 | comunicati stampa

Salviamo L’Orso ha sottoscritto il comunicato unitario delle associazioni animaliste e ambientaliste che denunciano con forza la gravità del Disegno di legge 1552 sulla tutela della fauna selvatica e la regolamentazione della caccia, attualmente in discussione al Senato.

Siamo di fronte a quello che riteniamo il più pesante arretramento normativo degli ultimi decenni in materia di tutela degli animali selvatici e della biodiversità. Un provvedimento che non solo ignora le evidenze scientifiche e gli obblighi comunitari, ma rischia di compromettere in modo irreversibile gli sforzi di conservazione portati avanti negli ultimi anni.

Le misure contenute nel DDL rappresentano un vero e proprio regalo alle lobby venatorie a discapito dell’interesse collettivo, della tutela degli ecosistemi e del patrimonio naturale del nostro Paese. Tra gli aspetti più preoccupanti figurano l’apertura della caccia durante il delicatissimo periodo della migrazione pre-riproduttiva degli uccelli, la marginalizzazione del ruolo scientifico dell’ISPRA, l’estensione dell’attività venatoria in aree finora protette e il rilancio della pratica dei richiami vivi, già contestata dall’Unione Europea.

I numeri della pressione venatoria in Italia mostrano con chiarezza la portata del fenomeno. Nell’aprile 2025 l’ISPRA ha pubblicato il più completo rapporto finora disponibile sugli abbattimenti dell’avifauna italiana, basato sui dati dei tesserini venatori raccolti dalle Regioni. L’analisi documenta che soltanto nella stagione venatoria 2022-2023 sono stati abbattuti oltre 5,39 milioni di uccelli appartenenti alle specie cacciabili. Si tratta di una cifra enorme, che riguarda esclusivamente l’avifauna e che non comprende mammiferi, ungulati e altre specie oggetto di attività venatoria.

Ancora più impressionante è il dato cumulativo. Le elaborazioni dei dati ufficiali raccolti dall’ISPRA mostrano che, nelle stagioni venatorie comprese tra il 2017 e il 2023, sono stati registrati oltre 32 milioni di uccelli abbattuti in Italia. Lo stesso Istituto sottolinea inoltre che tali numeri potrebbero essere sottostimati a causa delle carenze e delle incompletezze nella trasmissione dei dati da parte di alcune amministrazioni regionali.

Di fronte a questi numeri appare incomprensibile la scelta di promuovere una riforma che amplia ulteriormente le possibilità di caccia e riduce il peso delle valutazioni scientifiche. Se milioni di animali vengono già uccisi ogni anno nell’ambito della normativa vigente, la priorità dovrebbe essere migliorare il monitoraggio, rafforzare le tutele e garantire il rispetto delle direttive europee sulla conservazione della biodiversità, non allentare i vincoli esistenti.

Particolarmente grave è la scelta di depotenziare il contributo della scienza nella gestione della fauna selvatica. In un’epoca caratterizzata da una crisi climatica e biologica senza precedenti, il legislatore dovrebbe rafforzare gli strumenti di monitoraggio e conservazione, non indebolirli. Escludere o ridurre il peso dei pareri tecnico-scientifici significa favorire decisioni politiche scollegate dalla realtà ecologica dei territori.

Come associazione impegnata nella tutela dell’orso bruno marsicano e degli ecosistemi appenninici, vediamo con estrema preoccupazione un impianto normativo che considera la fauna selvatica non come un patrimonio comune da proteggere, ma come una risorsa da sfruttare. La biodiversità italiana è già sottoposta a pressioni enormi: perdita e frammentazione degli habitat, cambiamenti climatici, infrastrutture invasive e crescente conflittualità con le attività umane. In questo contesto, ampliare le possibilità di caccia significa aggravare ulteriormente una situazione già critica.

Non si tratta soltanto di una questione etica, ma anche di una questione giuridica e amministrativa. Molte delle disposizioni previste dal DDL rischiano infatti di entrare in conflitto con la normativa europea sulla conservazione della natura, esponendo l’Italia a nuove procedure di infrazione e a costosi contenziosi.

Per queste ragioni condividiamo l’appello rivolto al Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. Di fronte a un provvedimento che mette a rischio la tutela della fauna selvatica e della biodiversità nazionale, il silenzio e l’inerzia non sono più accettabili. È necessario un intervento immediato affinché il Governo fermi questa riforma e apra un confronto serio, trasparente e fondato sulle conoscenze scientifiche.

La natura italiana non ha bisogno di meno tutele. Ha bisogno di politiche più coraggiose, di investimenti nella conservazione e di una visione capace di guardare al futuro. Il DDL 1552 va nella direzione opposta e per questo chiediamo che venga fermato prima che produca danni irreparabili al patrimonio naturale del nostro Paese già ampliamento sottoattacco a causa del bracconaggio diffuso su tutto il territorio nazionale.

> Leggi e diffondi il comunicato stampa promosso dalla LIPU e firmato da Salviamo L’Orso.