A Pescasseroli oltre 150 persone hanno partecipato all’evento conclusivo di cinque anni di lavoro per costruire una convivenza possibile e duratura tra persone e orsi. Al centro del progetto, per la prima volta con questa centralità, le comunità locali: 16 Comunità a Misura d’Orso, centinaia di interventi di prevenzione e una rete di relazioni che oggi rappresenta uno dei risultati più importanti del progetto.
Ci sono progetti che si possono raccontare attraverso i numeri. E poi ci sono quelli che, oltre ai numeri, lasciano qualcosa di più difficile da misurare: relazioni, consapevolezza, nuove forme di collaborazione e la capacità di affrontare insieme problemi che prima sembravano appartenere a mondi diversi.
Il LIFE Bear-Smart Corridors appartiene a entrambe le categorie.
Domenica 20 settembre, a Pescasseroli, oltre 150 persone hanno partecipato all’evento conclusivo del progetto, organizzato nell’ambito della 29ª Conferenza dell’International Association for Bear Research and Management (IBA). È stata l’occasione per raccontare cinque anni di lavoro dedicati alla conservazione dell’orso bruno marsicano e, soprattutto, per fare il punto su un percorso che ha scelto di mettere al centro una parola semplice da pronunciare, ma molto più complessa da costruire: coesistenza.
L’idea di fondo del LIFE Bear-Smart Corridors era chiara: se vogliamo che l’orso possa continuare a vivere e ad espandersi nell’Appennino centrale, non è sufficiente intervenire sull’habitat o monitorare la popolazione. È necessario lavorare anche sui territori abitati dalle persone, sulle attività economiche, sulle possibili fonti di conflitto e sulle relazioni tra chi quei territori li vive.
Per farlo, il progetto ha scelto di partire dalle comunità.
Sedersi allo stesso tavolo
Il cuore del progetto sono state le Bear-Smart Communities, le Comunità a Misura d’Orso, e i loro Comitati locali.
In cinque anni ne sono state costituite 16 nell’Appennino centrale, coinvolgendo amministrazioni, associazioni, agricoltori, allevatori, operatori economici, cittadini e altri portatori di interesse. Persone con esigenze e punti di vista diversi, che hanno scelto di incontrarsi per parlare del proprio territorio e della presenza dell’orso.
L’obiettivo non era eliminare il conflitto, né trovare una soluzione valida per ogni situazione. Era, prima di tutto, imparare ad affrontarlo insieme.
Durante l’evento finale, i rappresentanti dei Comitati di Campoli Appennino, Lecce dei Marsi, Morino, Ortona dei Marsi, Pettorano sul Gizio, Pizzone, Scanno, Vastogirardi e Villetta Barrea hanno raccontato cosa ha significato questo percorso.
Sedersi allo stesso tavolo ha permesso di conoscere meglio esigenze e difficoltà di categorie diverse. Lavorare insieme sulle mappe ha significato imparare a guardare il proprio territorio con occhi nuovi, individuando luoghi e situazioni che potevano rappresentare un rischio per le persone, per le attività o per gli orsi.
È un risultato meno immediato di una recinzione installata o di un cassonetto sostituito, ma forse altrettanto importante: la costruzione di un linguaggio comune e di una responsabilità condivisa.
Dalle parole alle azioni
Il lavoro delle Comunità a Misura d’Orso non è però rimasto sul piano del confronto.
In cinque anni il progetto ha prodotto una lunga serie di interventi concreti per prevenire e mitigare le interazioni problematiche tra persone e orsi.
Sono state messe in sicurezza 27 vasche, distribuite oltre 700 misure di prevenzione dei danni, tra recinzioni elettrificate, pollai e cancelli a prova d’orso, e installati più di 150 cassonetti a prova d’orso.
Sono stati inoltre rimossi 82.000 metri di filo spinato abbandonato in montagna, una misura che ha contribuito a ridurre un rischio concreto per la fauna selvatica e, in particolare, per gli orsi.
A queste azioni si sono aggiunti 90 interventi delle Bear Intervention Unit, pensati per gestire rapidamente situazioni di potenziale conflitto e ridurne il rischio attraverso attività di prevenzione e mitigazione.
Il progetto ha lavorato anche sulla conoscenza e sulla sensibilizzazione, coinvolgendo oltre 1.000 giovani in attività educative e promuovendo iniziative di animazione delle comunità. Tra queste anche Condominio selvaggio, una performance teatrale nata per raccontare, attraverso un linguaggio diverso da quello abitualmente utilizzato nella conservazione, la complessità della convivenza con la fauna selvatica.
Numeri che, come ha sottolineato Mario Cipollone, Direttore di Rewilding Apennines, hanno superato gli obiettivi iniziali del progetto.
Anche in Grecia, dove il progetto ha lavorato con le comunità del nord del Paese, sono state sviluppate attività di prevenzione e coinvolgimento locale. Spyros Psaroudas, Direttore di Callisto, ha presentato durante l’evento i risultati raggiunti nell’area greca.
Una rete che va oltre il progetto
Uno degli elementi che hanno reso possibile questo lavoro è stata la collaborazione tra soggetti diversi.
A Pescasseroli, Valerio Reale di Rewilding Apennines e Antonio Di Nunzio del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise hanno approfondito il contesto socio-economico delle Comunità a Misura d’Orso, il funzionamento della loro governance e il ruolo dei Comitati locali.
Il progetto ha messo in rete istituzioni, aree protette, amministrazioni comunali, associazioni, mondo scientifico e comunità, permettendo di far convergere competenze e strumenti differenti verso un obiettivo comune.
È un aspetto particolarmente importante quando si parla di conservazione. La presenza dell’orso attraversa infatti competenze e responsabilità diverse: riguarda la gestione della fauna, ma anche l’agricoltura, l’allevamento, il turismo, la sicurezza, la pianificazione territoriale e la vita quotidiana dei paesi.
Nessun soggetto, da solo, può occuparsi di tutti questi aspetti.
Quale futuro per l’orso marsicano?
La giornata di Pescasseroli ha rappresentato anche un’occasione per guardare oltre la conclusione del progetto.
In una tavola rotonda coordinata da Luciano Sammarone, Direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, e Valerio Reale, Enterprise Manager di Rewilding Apennines, si è discusso del futuro dell’orso marsicano e della necessità di trovare un equilibrio tra l’espansione del suo areale e la sostenibilità economica dei territori interessati.
Un tema destinato a diventare sempre più importante.
Se la popolazione dell’orso marsicano dovesse ampliare il proprio areale, infatti, aumenterebbero anche i territori chiamati a confrontarsi con la sua presenza. Il modello sperimentato dal LIFE Bear-Smart Corridors potrebbe quindi rappresentare una base da cui partire per accompagnare questo processo, adattandolo alle caratteristiche delle nuove comunità coinvolte.
Un secondo confronto, moderato da Valeria Barbi, giornalista ambientale e responsabile della comunicazione di Salviamo l’Orso, ha invece affrontato il tema più ampio delle politiche di conservazione dell’orso.
Dall’Appennino all’Europa
Il lavoro svolto attraverso le Comunità a Misura d’Orso non è rimasto confinato all’evento conclusivo.
Martedì 22 settembre, durante la seconda giornata della conferenza IBA, l’esperienza delle Bear-Smart Communities e dei Comitati locali è stata presentata alla comunità scientifica internazionale grazie ad un talk di Serena Frau, project manager di Salviamo L’Orso.
Il modello ha suscitato particolare interesse proprio per la scelta di mettere le comunità al centro dei processi di coesistenza e di renderle parte attiva delle strategie di conservazione.
È un riconoscimento importante perché il confronto internazionale permette di mettere alla prova le esperienze maturate localmente, confrontandole con realtà e approcci sviluppati in altri territori dove gli orsi e le persone condividono gli stessi spazi.
E, allo stesso tempo, permette di portare fuori dall’Appennino ciò che è stato sperimentato qui.
Il progetto finisce. Il lavoro no.
La conclusione di un progetto LIFE segna necessariamente una fine. Finisce un periodo di finanziamento, si chiude una struttura progettuale, si tirano le somme del lavoro svolto.
Ma nel caso del LIFE Bear-Smart Corridors, ciò che resta è forse più importante della sua durata formale.
Restano 16 Comunità a Misura d’Orso, i Comitati e le relazioni costruite al loro interno. Restano strumenti di prevenzione, competenze, esperienze e una rete che negli ultimi cinque anni ha imparato a lavorare insieme. Restano soprattutto comunità che oggi hanno una maggiore capacità di riconoscere i rischi, discuterne e cercare soluzioni condivise.
La sfida dei prossimi anni sarà fare in modo che tutto questo non si perda. Sarà necessario consolidare il riconoscimento delle Comunità a Misura d’Orso da parte delle istituzioni e trovare strumenti, responsabilità e risorse che permettano di mantenere attivo questo modello anche oltre la conclusione del progetto.
E sarà altrettanto importante capire dove e come replicarlo, accompagnando l’eventuale espansione dell’orso verso nuovi territori e nuove comunità.
Il LIFE Bear-Smart Corridors si conclude, dunque, ma non si chiude una storia.
Si chiude un progetto e comincia la parte forse più difficile: fare in modo che ciò che è stato costruito in questi cinque anni continui a vivere nei territori.
In foto, alcuni momenti della conferenza finale del progetto Life Bear Smart Corridors.



