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Trent’anni di natura, ricerca e convivenza: la Riserva Monte Genzana Alto Gizio festeggia il suo cammino

26 Ottobre 2026 | Non categorizzato

Da trent’anni un territorio prezioso custodisce la biodiversità dell’Appennino e dimostra che la tutela dell’orso bruno marsicano può diventare un’occasione di crescita per le comunità locali. A Pettorano sul Gizio, tre giorni di incontri, attività ed esperienze condivise hanno celebrato una storia fatta di impegno, conoscenza e collaborazione.

Dal 23 al 25 ottobre, la comunità di Pettorano sul Gizio si è riunita per celebrare i trent’anni di un’istituzione che ha contribuito a cambiare il presente e a disegnare il futuro di questo piccolo borgo dell’Appennino. Istituita nel 1996, la Riserva Naturale Regionale Monte Genzana Alto Gizio è profondamente legata al territorio in cui è nata, un luogo dove la natura rappresenta una risorsa preziosa e un elemento fondamentale dell’identità locale. In questi trent’anni, la Riserva ha assunto un ruolo importante nella conservazione della biodiversità appenninica e, in particolare, nella tutela dell’orso bruno marsicano.

Per tre giorni, la comunità locale, l’amministrazione pubblica, associazioni e rappresentanti di enti del territorio, si sono incontrati per ripercorrere una storia di impegno e risultati, ma anche per riconoscersi come comunità, rafforzare i legami costruiti nel tempo e rinnovare la consapevolezza del valore di un patrimonio condiviso. Le tre giornate di festeggiamenti, dedicate alla natura, alla cultura, alla divulgazione e al confronto, sono state così l’occasione per fare un bilancio del cammino compiuto, riconoscere il contributo delle persone e delle realtà che lo hanno reso possibile e guardare insieme alle sfide che attendono la Riserva e il territorio nei prossimi anni.

Un ponte verde tra due grandi aree protette

Con oltre 3.000 ettari di territorio, dai circa 530 metri di quota lungo il fiume Gizio fino ai 2.170 metri del Monte Genzana, la Riserva custodisce ambienti diversi, legati tra loro da un mosaico di boschi, pascoli, montagne, corsi d’acqua e aree rurali.

La sua importanza non si esaurisce nei confini amministrativi. La Riserva svolge infatti una funzione strategica di collegamento ecologico tra il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e il Parco Nazionale della Maiella, contribuendo alla continuità degli ambienti naturali e alla possibilità per la fauna selvatica di muoversi attraverso il paesaggio appenninico.

Per specie come l’orso bruno marsicano questa continuità è fondamentale. Come sappiamo, infatti, la sopravvivenza di una popolazione così fragile dipende anche dalla possibilità di frequentare territori diversi, trovare risorse alimentari, spostarsi in sicurezza e stabilire nuove aree di presenza.

In questo senso, la Riserva Monte Genzana Alto Gizio è molto più di una splendida area naturale: è un tassello essenziale di una rete ecologica più ampia, la cui conservazione richiede collaborazione, visione e un lavoro costante sul campo.

L’orso marsicano: da presenza discreta a simbolo di un territorio vivo

Come sottolineato più volte, nel corso dei tre giorni, da Antonio Di Croce, Direttore della Riserva, così come dal Presidente di Salviamo L’Orso, Stefano Orlandini, e dal Presidente di Rewilding Apennines, Antonio Carrara, tra i risultati più significativi maturati nel corso degli anni c’è la progressiva conoscenza della presenza dell’orso bruno marsicano nel territorio della Riserva.

Prima della sua istituzione, le segnalazioni ufficiali della specie nell’area erano relativamente poche. Con l’avvio delle prime ricerche faunistiche sistematiche e, successivamente, con il rafforzamento delle attività di monitoraggio, il quadro è cambiato profondamente.

Dal 2012, in particolare, la Riserva ha intensificato il lavoro di osservazione e raccolta dei dati, collaborando con i parchi nazionali e partecipando alla Rete di Monitoraggio dell’Orso bruno marsicano in Abruzzo e Molise (RMAM).
Fototrappole, ricerca dei segni di presenza, analisi genetiche non invasive e osservazioni sul campo hanno permesso di conoscere meglio gli individui che frequentano il territorio, seguire la loro presenza nel tempo e raccogliere informazioni indispensabili per orientare le azioni di conservazione.

I dati relativi al 2024 hanno restituito un quadro particolarmente significativo: sono stati registrati 342 segni di presenza e identificati 15 orsi diversi, un record per l’area. Ancora più importante è stata la documentazione di tre nuclei familiari, con femmine accompagnate dai propri cuccioli. Un segnale incoraggiante, che conferma il ruolo di questo territorio nella possibile espansione della popolazione, ma che richiede anche una responsabilità ancora maggiore nella sua protezione.

Questi risultati non sono arrivati per caso. Sono il frutto di anni di lavoro, competenze, collaborazione scientifica e conoscenza approfondita del territorio. E ricordano una verità fondamentale: per conservare una specie non basta sapere che è presente. Occorre comprenderne le abitudini, individuare le minacce e costruire le condizioni perché possa continuare a vivere.

La convivenza si costruisce ogni giorno

La presenza dell’orso in un territorio abitato comporta inevitabilmente delle sfide. Pettorano sul Gizio rappresenta, da questo punto di vista, un esempio importante di quanto sia necessario affiancare alla ricerca scientifica un lavoro concreto di prevenzione, informazione e dialogo con le comunità locali.

Nel corso degli anni sono state realizzate numerose iniziative per ridurre i rischi e favorire una convivenza possibile tra persone e fauna selvatica: installazione di recinzioni elettrificate per proteggere le strutture vulnerabili, interventi per prevenire i danni, informazione sui comportamenti corretti da adottare, attività di sensibilizzazione e misure per ridurre il rischio di incidenti stradali.

Sono azioni spesso poco appariscenti, ma decisive, che negli anni hanno potuto contare sulla stretta collaborazione tra la Riserva, Salviamo L’Orso, Rewilding Apennines e il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, insieme a numerosi altri enti e realtà impegnati nella tutela del territorio. Una rete di collaborazioni che riconosce nella Riserva un esempio virtuoso e un partner con cui sviluppare progettualità di lungo periodo, nella consapevolezza che la conservazione della natura non rappresenta un ostacolo allo sviluppo, ma un elemento fondamentale su cui costruire il futuro del territorio.

Tre giorni per celebrare una storia condivisa

Il programma del trentennale ha trasformato Pettorano sul Gizio in un luogo d’incontro tra cittadini, studenti, operatori, ricercatori, associazioni e istituzioni.

La giornata di venerdì 23 ottobre ha coinvolto le scuole in attività didattiche organizzate dal Centro di Educazione Ambientale della Riserva, in collaborazione con i Carabinieri Forestali. Un appuntamento dedicato alle nuove generazioni, perché la conservazione della natura comincia dalla conoscenza e dalla capacità di riconoscere il valore del patrimonio che ci circonda.

Nel pomeriggio, il racconto del territorio è passato anche attraverso le erbe, l’acqua, i paesaggi e le tradizioni locali, con un’attività di storytelling pensata per riscoprire il legame tra ambiente e cultura.

Sabato 24 ottobre, nella cornice del Castello Cantelmo, il convegno dedicato ai trent’anni della Riserva ha rappresentato il momento centrale di confronto. Istituzioni, responsabili delle aree protette, associazioni ambientaliste e realtà impegnate nella conservazione si sono ritrovati per ripercorrere i risultati raggiunti e ragionare sulle prospettive future.

Anche Salviamo L’Orso ha preso parte all’incontro con il proprio presidente, Stefano Orlandini, portando il contributo dell’associazione a una riflessione che riguarda direttamente il futuro dell’orso marsicano e dei territori che ne rendono possibile la sopravvivenza.

La giornata di domenica 25 ottobre ha infine aperto la Riserva e il borgo a un pubblico più ampio, con escursioni guidate, iniziative di divulgazione e attività dedicate alla scoperta della natura. Tra gli appuntamenti, le iniziative presso i Mulini, legate al centro di riproduzione del gambero di fiume, e quelle al Castello Cantelmo, dove Salviamo L’Orso ha collaborato alle attività di divulgazione ambientale insieme alla Riserva e alla Cooperativa Valleluna.
Sono stati momenti diversi, ma uniti dalla stessa idea: la natura si protegge anche facendola conoscere, creando occasioni d’incontro e rendendo la conservazione un’esperienza condivisa.

Un piccolo museo, una grande idea di futuro

Tra le esperienze che raccontano meglio il percorso di collaborazione sviluppato a Pettorano sul Gizio c’è il Piccolo Museo dell’Orso e della Coesistenza, inaugurato il 3 gennaio 2026 all’interno del Castello Cantelmo.

Nato dalla collaborazione tra Salviamo L’Orso, Rewilding Apennines, la Cooperativa Valleluna, la Riserva e il Comune di Pettorano sul Gizio, il museo è uno spazio pensato per raccontare l’orso marsicano e il suo rapporto con le persone.
Non un luogo in cui osservare la fauna come qualcosa di distante, ma un ambiente in cui comprendere che la presenza dell’orso fa parte della storia e dell’identità dell’Appennino. Un’occasione per parlare di ecologia, comportamento animale, prevenzione dei conflitti e responsabilità individuale e collettiva.

La sua presenza all’interno del Castello Cantelmo, nel cuore del borgo e della Riserva, ha un significato particolare: la conservazione non rimane confinata nei boschi o affidata agli specialisti, ma entra negli spazi della vita quotidiana, diventa racconto, educazione e patrimonio comune.

È un esempio concreto di come la collaborazione tra associazioni, istituzioni e realtà locali possa generare strumenti utili non soltanto alla tutela della biodiversità, ma anche alla crescita culturale del territorio.

Trent’anni di risultati, nuove sfide da affrontare

I risultati raggiunti dalla Riserva Monte Genzana Alto Gizio sono importanti: una conoscenza sempre più approfondita della fauna, un sistema di monitoraggio consolidato, interventi di prevenzione dei conflitti, attività educative rivolte alle scuole, iniziative di sensibilizzazione e una rete di collaborazioni che coinvolge soggetti diversi.

Ma la presenza crescente dell’orso comporta, come ben sappiamo, anche nuove e condivise responsabilità. La tutela della specie richiede interventi continuativi, risorse adeguate, attenzione alle infrastrutture, gestione corretta delle risorse alimentari e capacità di rispondere tempestivamente alle situazioni di rischio. Richiede inoltre che la connessione ecologica tra le aree protette non sia soltanto riconosciuta sulla carta, ma venga preservata concretamente attraverso scelte di gestione del territorio coerenti con gli obiettivi di conservazione.

In un momento in cui la sopravvivenza dell’orso bruno marsicano rimane una delle grandi sfide della conservazione in Italia, e in cui vengono effettuati continui tagli ai finanziamenti destinati alle aree protette mentre la politica continua a minare alle fondamenta l’opera di diffusione di cultura e conoscenza operata dalle associazioni ambientaliste e dalla scienza, esperienze come quella di Monte Genzana Alto Gizio dimostrano quanto siano preziose la collaborazione ed il lavoro svolto a scala locale, e quanto sia importante mettere in rete competenze e responsabilità.

Foto di: Antonio Monaco