Walther Otto Müller

Ramno (Rhamnus alpina)

a cura di Marta Trobitz

 

Il ramno alpino è un arbusto cespuglioso della famiglia delle Rhamnaceae che in Appennino Centrale vive solitamente tra gli 1000 e i 2.000 metri di altitudine e che può raggiungere un’altezza massima di 2-3 metri.

Vive in preferenza su pendii rocciosi con un discreto grado di umidità. È una pianta che ama il sole e il vento. Viene definita pioniera perché in grado di insediarsi in ambienti quasi impossibili per qualsiasi altra forma di vita vegetale.

Fiorisce nei mesi di maggio – giugno per dare poi vita ai suoi frutti, le drupe, tra agosto e settembre.

Le drupe hanno un diametro di circa 5 mm, polpa carnosa e sapore dolciastro. Hanno proprietà lassative e depurative. Gli orsi ne vanno ghiotti e, nel periodo di maturazione, frequentano assiduamente i ramneti che pertanto vanno evitati dagli escursionisti per non disturbare gli animali in alimentazione. Attraverso le feci, gli orsi spargono i piccoli semi del ramno (disseminazione zoocora) favorendo la diffusione e la variabilità genetica di questa pianta.

Un tempo il ramno era inserito tra le cure farmaceutiche dell’uomo. Oggi i suoi frutti sono considerati dei lassativi troppo energici e si è scelto di utilizzarne solo una minima parte della corteccia per tisane regolatrici e depurative.

Le foglie hanno la pagina inferiore color argento. In inverno cadono mostrando l’intricato e affascinante gruppo di rami che fanno del ramno una pianta dal portamento ornamentale.


Orsi si alimentano su ramno a fine estate
Bears while feeding on the alpine buckthorn at the end of summer

Escremento di orso contenente ramno
A bear's excrement containing alpine buckthorn

Bacche di ramno mature
Ripe berries of alpine buckthorn

Le piante di ramno vivono in alta quota
The alpine buckthorn plants live at high altitude

Tipico ambiente roccioso e di alta quota favorevole al ramno
Typical rocky and high-altitude environment favorable for the alpine buckthorn

Walther Otto Müller

Faggio (Fagus sylvatica)

a cura di Marta Trobitz

 

Il faggio appartiene alla famiglia delle Fagaceae ed è uno degli alberi più diffusi nel bosco italiano. In Appennino Centrale è presente nella fascia altitudinale compresa tra 800 e 2.000 m.

La sua chioma, sempre alla ricerca del sole, punta verso l’alto fino a raggiungere i 20-30 metri di altezza.

È un albero longevo che può arrivare a 500 anni di età. Nel periodo autunnale perde le foglie creando giochi di luce e splendidi colori caldi.

Viene chiamato “il Re dei boschi” perché regna sovrano con la sua chioma fitta di rami e foglie, limitando lo sviluppo del sottobosco. È considerato magico perché crea boschi e produce continuamente humus. Mantiene i terreni freschi e ben drenati attraverso le radici, che possono estendersi notevolmente grazie alla simbiosi con alcuni funghi.

La sua corteccia liscia, grigia e profumata lo rende inconfondibile.

Il faggio è una pianta monoica, ovvero produce sia fiori maschili sia femminili. La fioritura, che di solito avviene nel mese di maggio, in autunno donerà agli abitanti del bosco un alimento prelibato: delle piccole noci triangolari che prendono il nome di faggiole. L’orso ne è ghiotto e il tasso di natalità della specie aumenta in relazione alla cosiddetta “pasciona” del faggio, ovvero quando la produzione di questi frutti è particolarmente abbondante. Le faggiole sono commestibili anche per l’uomo, ma è preferibile consumarle tostate in modo da eliminare le tossine che vi sono contenute.

Il faggio è considerato nella mitologia l’albero cosmico, una vera e propria scala verso il cielo e il divino. Infatti, i popoli italici e i Romani veneravano le foreste di faggio considerandole luoghi in cui poter meditare e avvicinarsi agli dèi. Il bosco sacro alla dea Angizia nei pressi dell’odierna Luco dei Marsi è un esempio di questo antico culto.


Nascita di un nuovo faggio
A new-born beech tree

All'ombra di una faggeta autunnale
In the shade of an autumnal beach forest

Galle (Mikiola fagi) su foglia di faggio
Gall (Mikiola fagi)

Una faggiola resiste all'inverno
A beechnut standing the winter

Faggete dal manto autunnale nella Vallelonga
Beech forests in their autumnal colours in Vallelonga

Sentiero nella faggeta
A path in a beech forest

Chioma estiva di faggio
The canopy of a beech tree in summer

Elizabeth Blackwell

Il corniolo (Cornus mas)

a cura di Marta Trobitz

 

Il corniolo è un arbusto spontaneo appartenente alla famiglia delle Cornaceae.

Il suo nome deriva dal latino: cornus = corno, per il legno lucido e duro come il corno e mas = maschio, forse per distinguerlo dal sanguinello (Cornus sanguinea), anticamente definito Cornus femina.

I cornioli sono arbusti caducifogli e latifogli, alti fino a 5-6 metri e altrettanto larghi. I rami sono di colore rosso-bruno, caratterizzati da corteccia scagliosa. Sono piante longeve, possono diventare plurisecolari ed hanno una crescita molto lenta. È una specie che predilige i terreni calcarei, e vive in piccoli gruppi nelle radure dei boschi di latifoglie, tra gli arbusti e nelle siepi del piano sino a 1500 – 1600 metri di altitudine. Fiorisce tra febbraio e marzo prima della fase di fogliazione. I fiori sono di colore giallo e di dimensioni ridotte (circa 5mm).

Il frutto del corniolo è una drupa (frutto carnoso) commestibile, dalla forma di una piccola oliva o ciliegia oblunga di colore rosso-scarlatto, dal sapore acidulo. Matura ad agosto ed è particolarmente apprezzato dagli orsi nel periodo dell’iperfagia, allorché devono mangiare abbondantemente in vista del periodo d’ibernazione. Le drupe contengono un unico seme osseo, riconoscibili negli escrementi degli animali che se ne nutrono.

I Romani utilizzavano il legno robusto del corniolo per la costruzione di dardi e le bacche per uso alimentare, coltivando questo arbusto anche nei loro orti. Una leggenda narra che Romolo, il fondatore di Roma, per segnare il confine della futura città, abbia lanciato il suo giavellotto (realizzato con legno di corniolo) verso il Palatino. Il manico di corniolo, conficcandosi nel suolo, radicò e fiorì a simboleggiare la futura potenza di Roma.

Oggi i loro frutti sono utilizzati in cucina per ottime marmellate e in fitoterapia come forti astringenti e antiossidanti, ricchi anche loro, come la rosa canina, di una grande percentuale di vitamina C. Dal seme si ricava un olio da ardere e tutta la pianta ha proprietà tintorie di colore giallo.


Fioritura di corniolo.
Flowering of cornelian cherry

I fiori di corniolo si trasformano in frutti.
The cornelian cherry flowers turn into fruits.

Drupe di corniolo.
Cornelian cherry drupes.

Corniolo con frutti maturi.
Cornelian cherry with riped fruits.