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LUPI, ORSI E VELENI: A MONTECITORIO L’APPELLO DI SALVIAMO L’ORSO, IO NON HO PAURA DEL LUPO E REWILDING APENNINES

28 Maggio 2026 | comunicati stampa

I recenti episodi di avvelenamento che tra aprile e maggio hanno colpito l’Appennino centrale, causando la morte di almeno 21 lupi e altri animali selvatici dentro e fuori il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, sono stati al centro dell’incontro ospitato oggi nella Sala Stampa della Camera dei Deputati su iniziativa della deputata Eleonora Evi, con il supporto delle associazioni Io non ho paura del Lupo, Salviamo L’Orso e Rewilding Apennines.

L’iniziativa, dedicata al fenomeno delle esche avvelenate e alle sue conseguenze ambientali, sanitarie e sociali, ha riunito associazioni, ricercatori, giornalisti e rappresentanti istituzionali con l’obiettivo di denunciare la gravità crescente del fenomeno e chiedere un cambio di passo nel contrasto ai crimini contro la fauna selvatica.

Nel corso dell’evento, Salviamo l’Orso ha portato il proprio contributo, ribadendo la necessità di affrontare la tutela della biodiversità attraverso un approccio scientifico, sistemico e partecipato.

Attualmente la popolazione di orso marsicano conta appena 50-60 individui distribuiti principalmente tra il territorio del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e le aree limitrofe. Una popolazione estremamente fragile, classificata come in pericolo critico di estinzione, la cui sopravvivenza dipende dalla capacità di mantenere un equilibrio delicato tra conservazione e presenza umana.

Conservazione multispecie e ruolo ecologico del lupo

Nel corso dell’intervento abbiamo sottolineato come la tutela dell’orso non possa essere affrontata in maniera isolata, ma richieda una visione ecosistemica e multispecie. In questo quadro, il lupo appenninico svolge un ruolo ecologico fondamentale.

La letteratura scientifica internazionale dimostra infatti che i grandi carnivori contribuiscono alla stabilità degli ecosistemi, al controllo delle popolazioni di ungulati e alla rigenerazione degli habitat forestali. Al contrario, la persecuzione sistematica dei predatori produce squilibri ecologici significativi.

Per sfatare il mito del lupo “predatore sanguinario” sono stati richiamati anche i dati europei relativi alla predazione sul bestiame: secondo gli studi finanziati dalla Commissione Europea, i lupi uccidono annualmente circa 65.500 ovini nell’Unione Europea, un numero che rappresenta appena lo 0,065% di quelli presenti sul territorio europeo.

Avvelenamenti e narrazione tossica

L’utilizzo del veleno è una delle forme più distruttive e indiscriminate di persecuzione della fauna selvatica, capace di alterare profondamente gli equilibri ecologici e mettere a rischio anche specie simbolo come l’orso marsicano che rappresenta un bene comune, di carattere mondiale, dal valore inestimabile. E’ un fenomeno strutturale e diffuso sul territorio nazionale, spesso sommerso e per il quale non viene mai identificato un colpevole. Secondo i dati del Portale nazionale di monitoraggio degli avvelenamenti dolosi, i dati raccolti da ISPRA, Carabinieri Forestali e progetti LIFE, tra il 2009 e il 2024 in Italia sono stati registrati 16.826 animali avvelenati: lupi, volpi, rapaci, grifoni, aquile, cani da guardiania, ma anche cani e gatti domestici. Quasi tre al giorno, ogni giorno, da quindici anni. “Quando parliamo di veleno non stiamo parlando solo di tutela della fauna. Stiamo parlando di legalità. Di un crimine ambientale che ha numeri, dinamiche e diffusione da fenomeno sistemico”, ha dichiarato Daniela Gentile di Rewilding Apennines.

Secondo Valeria Barbi, responsabile della comunicazione di Salviamo L’Orso, “la comunità scientifica internazionale considera il veleno una delle forme più distruttive e indiscriminate di persecuzione della fauna selvatica. Chi dissemina bocconi avvelenati non colpisce soltanto un animale. Compie un attentato contro il patrimonio pubblico, contro la biodiversità, contro la salute ambientale e persino contro la sicurezza sanitaria delle comunità umane”.

“Per quanto riguarda il lupo, dal 2019 al 2023 in Italia sono stati rinvenuti morti almeno 1.639 esemplari, con un trend in costante aumento: dai 210 casi registrati nel 2019 ai 449 del 2023. Parliamo di oltre un lupo morto al giorno, e si tratta certamente di una sottostima rispetto alla reale mortalità della specie”, ha dichiarato Romito di Io non ho paura del Lupo, sottolineando inoltre come “le cause di mortalità riconducibili direttamente o indirettamente all’uomo superino il 70% dei casi documentati”.

Un quadro che evidenzia profonde incongruenze nella gestione della specie, soprattutto alla luce delle recenti scelte normative sul declassamento del lupo, nonostante le forti perplessità espresse da una parte significativa della comunità scientifica. Ampio spazio è stato dedicato al tema della comunicazione pubblica sulla fauna selvatica e alla crescente politicizzazione del conflitto uomo-predatori.

“Continuiamo ad assistere a una narrazione tossica che descrive i grandi carnivori come un problema da eliminare, anziché come un bene pubblico da proteggere”, è stato evidenziato da Barbi la quale, durante l’intervento, ha denunciato il ruolo di un’informazione spesso dominata da allarmismo e spettacolarizzazione.

Gli orsi marsicani vittime del veleno

Tra il 1970 e il 2024, almeno 11 orsi sono morti a causa di pesticidi agricoli o topicidi rinvenuti durante gli esami anatomopatologici. L’ultimo episodio accertato risale al 2007, quando furono trovate le carcasse di un maschio adulto — Bernardo — di una femmina e di un subadulto. E quando muore un orso marsicano non perdiamo soltanto un individuo: perdiamo diversità genetica, capacità riproduttiva e resilienza ecologica.

La convivenza è possibile

Uno dei passaggi centrali del nostro intervento ha riguardato la necessità di superare la logica emergenziale e investire concretamente nella prevenzione e nella convivenza. Gli strumenti esistono già: recinzioni elettrificate, cani da guardiania adeguatamente gestiti, ricoveri notturni, sistemi di prevenzione efficienti e indennizzi rapidi per gli allevatori. Il problema non è la presenza della fauna selvatica, ma l’assenza di una strategia sistemica e coerente. Da qui l’importanza di coinvolgere direttamente le comunità locali nei processi di conservazione.

Secondo la nostra associazione, le persone che vivono nelle aree interne devono essere protagoniste attive della convivenza, attraverso formazione, sostegno concreto alle pratiche virtuose, educazione ambientale e sviluppo di economie territoriali compatibili con la presenza dei grandi carnivori.

Le richieste di Salviamo l’Orso

A conclusione dell’evento, la nostra associzione ha avanzato una serie di richieste precise alle istituzioni:

1. rafforzamento delle attività investigative e dei controlli sul territorio, con pieno supporto operativo ai Carabinieri Forestali;

1) applicazione rigorosa della normativa esistente e inasprimento delle sanzioni per l’utilizzo illegale di sostanze tossiche;

2) finanziamento stabile delle unità cinofile antiveleno;

3) avvio di una campagna istituzionale nazionale contro l’uso del veleno;

4) sostegno concreto ai comuni e alle comunità che investono nella convivenza con la fauna selvatica;

5) promozione di una proposta di legge popolare regionale sul tema degli avvelenamenti.

È stata inoltre ribadita, da tutti i relatori, la necessità di una piena unità istituzionale e di una politica fondata sui dati scientifici, lontana dalla propaganda e dalla strumentalizzazione ideologica.

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> Puoi rivedere la conferenza stampa suhttps://webtv.camera.it/