Negli ultimi giorni abbiamo letto commenti e accuse secondo cui Salviamo l’Orso disporrebbe di un Defender del valore di 100.000 euro mentre, a detta di alcuni, quelle stesse risorse dovrebbero essere destinate ad agricoltori e allevatori. Comprendiamo che il tema possa suscitare curiosità e discussione. Per questo riteniamo utile chiarire alcuni fatti.
Il veicolo in questione non è stato acquistato da Salviamo l’Orso e non è stato pagato con fondi destinati alla conservazione o alle attività sul territorio. Il Defender ci è stato assegnato nell’ambito del programma Defender Awards, un concorso internazionale che premia progetti particolarmente innovativi e significativi nel campo della conservazione della natura e della tutela della biodiversità.
La nostra associazione si è aggiudicata il riconoscimento nella categoria dedicata alla tutela della fauna selvatica grazie ad un progetto finalizzato a sostenere le nostre azioni in Valle Roveto, una delle aree di espansione della specie. Il progetto è stato riconosciuto per il suo contributo alla conservazione dell’orso bruno marsicano e alla promozione della coesistenza tra esseri umani e fauna selvatica. Obiettivi che, per essere raggiunti, necessitano di una costante presenza in loco da parte di alcuni membri del nostro staff, oltre ai volontari, e del supporto della comunità locale che, peraltro, è la principale beneficiaria dei nostri sforzi.
È importante sottolineare un aspetto: il veicolo NON è di proprietà di Salviamo l’Orso. Si tratta di un mezzo concesso in comodato d’uso per due anni, affinché possa essere utilizzato per le attività previste dal progetto premiato. Al termine del periodo stabilito, il Defender tornerà nella disponibilità dell’organizzazione promotrice del premio.
Siamo consapevoli che un fuoristrada possa apparire come un simbolo di lusso se osservato da una fotografia. Chi però conosce il nostro lavoro sa che gran parte delle nostre attività si svolge in aree montane, spesso remote, lungo strade sterrate, in condizioni meteorologiche difficili e in territori dove raggiungere rapidamente un allevamento, un’azienda agricola, una fototrappola o un’area di monitoraggio può fare la differenza.
Vorremmo inoltre porre l’attenzione su un elemento spesso trascurato. L’orso marsicano non è solo una specie simbolo dell’Appennino, ma anche una risorsa per l’economia locale. Ogni anno richiama migliaia di visitatori interessati al turismo naturalistico, generando benefici per guide, strutture ricettive e attività del territorio. Secondo il progetto LIFE ArcPROM, il valore mediatico e promozionale associato alla specie è stimato in circa 11 milioni di euro. Pur ritenendo che la sua tutela debba prescindere da considerazioni economiche, conservare l’orso significa proteggere un patrimonio naturale unico e un’opportunità di sviluppo sostenibile per le aree interne. Una responsabilità che riguarda tutti e che da anni affrontiamo lavorando al fianco di allevatori, agricoltori, apicoltori, amministrazioni e cittadini attraverso attività di prevenzione, monitoraggio, ricerca ed educazione alla coesistenza.
In conclusione, ci permettiamo una riflessione finale. Se un’organizzazione italiana riesce a vincere un riconoscimento internazionale grazie a un progetto sviluppato sul territorio abruzzese, forse la notizia non dovrebbe essere che “ha un Defender”. Forse la notizia è che il lavoro di tante persone – scienziati, volontari, tecnici, ricercatori e comunità locali – è stato considerato un esempio virtuoso a livello internazionale.
Siamo sempre favorevoli al confronto, anche quando è critico. Lo siamo un po’ meno verso la diffusione di informazioni incomplete o inesatte. Continueremo a fare quello che facciamo da oltre dieci anni: lavorare sul campo per costruire una convivenza possibile tra esseri umani e fauna selvatica, utilizzando tutti gli strumenti che ci vengono messi a disposizione. Compreso, quando serve, un Defender che non ci appartiene e che ci è stato affidato proprio per svolgere meglio questo lavoro.

Lo staff di Salviamo L’Orso durante la cerimonia di consegna del veicolo in comodato d’uso per 2 anni.

