Dal 20 al 25 settembre Pescasseroli ha ospitato la 29ª Conferenza dell’International Association for Bear Research and Management. Un appuntamento internazionale che ha portato nel cuore dell’Appennino centrale ricercatori, tecnici, gestori, associazioni e rappresentanti delle comunità locali, mettendo al centro una delle sfide più importanti per il futuro degli orsi: costruire una convivenza che vada al di là di potenziali situazioni emergenziali per diventare, finalmente, parte dell’infrastruttura sociale, economica, politica ed ecologica delle comunità locali.
La conferenza ha rappresentato soprattutto un’occasione di scambio senza precedenti per il territorio. Per una settimana, ricerche, metodologie ed esperienze maturate in contesti molto diversi si sono incontrate a Pescasseroli, creando un confronto tra culture della conservazione, sistemi di gestione e approcci scientifici sviluppati in ogni parte del mondo. Dalle popolazioni di orso dell’Europa e dell’Asia a quelle del Nord America, fino alle esperienze più vicine del Mediterraneo e dell’Appennino, la varietà dei contributi ha restituito quanto sia articolato il panorama internazionale della ricerca sui plantigradi.
Genetica, ecologia, comportamento, salute, cambiamenti climatici, connettività degli habitat, gestione delle popolazioni e dimensione sociale della conservazione sono stati alcuni dei numerosi ambiti messi in dialogo durante le sessioni scientifiche. Un confronto che non ha riguardato soltanto i risultati delle singole ricerche, ma anche i diversi modi di interpretare i problemi e di trasformare le conoscenze scientifiche in strumenti concreti di conservazione.
Ma una conferenza internazionale dedicata alla convivenza tra persone e orsi non poteva restare confinata alle sale dei congressi. Per questo, accanto al programma scientifico, sono stati organizzati alcuni appuntamenti aperti al pubblico, pensati per coinvolgere direttamente la comunità di Pescasseroli e permettere anche a cittadini, operatori e visitatori di avvicinarsi ai temi della conferenza e alle esperienze dei tanti partecipanti arrivati da tutto il mondo.
Una commistione tra dimensione internazionale della ricerca e vita quotidiana delle comunità che ha trovato riscontro concreto nel tema scelto per l’edizione appena conclusa: Bridging Science, Practice, and Community Engagement for Human–Bear Coexistence, ossia mettere in relazione scienza, pratica e partecipazione delle comunità per costruire una convivenza possibile e duratura.
Dalla ricerca alla conservazione sul campo
Particolare attenzione è stata dedicata alla genetica e alla conservazione delle popolazioni isolate, un tema di grande rilevanza anche per l’orso bruno marsicano. Durante la conferenza sono stati presentati, tra gli altri, i risultati delle più recenti attività di monitoraggio genetico della popolazione appenninica, realizzate nel 2025. Questi studi permettono di comprendere meglio struttura, variabilità e dinamica della popolazione e rappresentano strumenti essenziali per orientare le strategie di conservazione.
Ma la ricerca presentata a Pescasseroli non si è fermata alla genetica. Il programma ha affrontato anche il rapporto tra cambiamenti climatici e disponibilità delle risorse alimentari, la salute degli orsi, gli spostamenti e l’uso dello spazio, la mortalità, la connettività ecologica, il monitoraggio e l’impiego delle nuove tecnologie nella conservazione.
Un quadro estremamente ampio, che restituisce una fotografia della ricerca sugli orsi a livello internazionale e, allo stesso tempo, mostra quanto siano complesse le sfide che attendono chi si occupa della loro conservazione.
La vera sfida: convivere
A fare da filo conduttore alla conferenza, la domanda su cui si muove la ricerca attuale e che non riguarda più solo la protezione dell’orso ma come costruire territori nei quali la presenza dell’orso possa essere gestita insieme alle persone che li abitano.
La crescita o il recupero delle popolazioni di grandi carnivori, infatti, porta inevitabilmente la fauna selvatica a condividere spazi sempre più vicini a quelli utilizzati dalle persone. Per questo la conservazione non può limitarsi alla protezione degli animali e degli habitat: deve occuparsi anche delle condizioni sociali, economiche e culturali dei territori.
A Pescasseroli sono state quindi presentate esperienze provenienti da contesti molto diversi, con uno sguardo privilegiato alle popolazioni native e al contributo della conoscenza esperienziale oltre che all’importanza di decolonizzare la conservazione. Approcci accomunati dal tentativo di far emergere strumenti concreti di prevenzione dei conflitti e rendere più sicura la presenza degli orsi nei territori abitati.
Un elemento particolarmente significativo è stata l’attenzione riservata agli approcci partecipativi. Comunità locali, amministrazioni, agricoltori, allevatori, operatori turistici e altri portatori di interesse non vengono più considerati soltanto destinatari delle politiche di conservazione, ma soggetti che possono contribuire direttamente alla loro progettazione.
Il contributo dell’Appennino centrale
Ed è proprio su questo terreno che l’esperienza maturata nell’Appennino centrale ha potuto dialogare con quella di altri territori del mondo.
Durante la conferenza sono state presentate le esperienze delle Bear-Smart Communities, le Comunità a Misura d’Orso sviluppate nell’ambito del progetto LIFE Bear-Smart Corridors. Le comunità sono state coinvolte in percorsi partecipativi che hanno messo allo stesso tavolo amministrazioni, cittadini, agricoltori, apicoltori, operatori turistici, associazioni e altri soggetti del territorio.
L’obiettivo è stato quello di individuare i principali fattori di rischio e costruire, a partire dalle caratteristiche di ciascun territorio, strategie concrete per ridurre le possibilità di conflitto.
Tra gli strumenti sperimentati rientrano la valutazione del rischio, la mappatura delle fonti di attrazione alimentare, la pianificazione locale della convivenza e la creazione di Bear Intervention Units, squadre locali organizzate per gestire le segnalazioni e intervenire nei casi di interazione tra persone e orsi attraverso procedure non letali di prevenzione e mitigazione.
Sono state inoltre affrontate le possibilità offerte dalle nuove tecnologie: strumenti che possono aiutare il monitoraggio, la gestione delle attività agricole e pastorali e la prevenzione delle interazioni problematiche. Anche in questo caso, la tecnologia è stata considerata non come una soluzione autonoma, ma come uno strumento da sviluppare insieme alle persone che dovranno utilizzarla.
Una conferenza nella conferenza: la conclusione del LIFE Bear-Smart Corridors
La presenza dell’IBA a Pescasseroli ha avuto un significato ancora più particolare perché la conferenza internazionale si è aperta con la conferenza finale del progetto LIFE Bear-Smart Corridors.
Domenica 20 settembre, proprio a Pescasseroli, sono stati presentati i risultati di un percorso che negli ultimi anni ha sperimentato nell’Appennino centrale un nuovo modello di conservazione: quello delle Comunità a Misura d’Orso.
Il progetto è partito da una considerazione fondamentale: per permettere all’orso di espandere il proprio areale e mantenere una popolazione vitale non basta che esistano habitat idonei. È necessario che siano funzionali anche i collegamenti tra le diverse aree e che questi territori siano sufficientemente sicuri per gli animali e per le persone.
Da qui nasce il concetto di Bear-Smart Corridor: corridoi ecologici nei quali la conservazione dell’orso viene accompagnata da azioni concrete per prevenire e gestire le situazioni di conflitto.
Il progetto ha lavorato quindi non soltanto sugli spostamenti degli orsi e sulla connettività ecologica, ma anche sulla dimensione umana della conservazione. Sono stati coinvolti territori e comunità, creati comitati locali e sperimentati strumenti destinati a rendere la convivenza più concreta, organizzata e replicabile.
La conclusione del progetto non rappresenta però la conclusione di questo percorso.
Uno dei messaggi più importanti emersi dalla conferenza finale è infatti la necessità di dare continuità al lavoro avviato, consolidando la governance locale e mantenendo attive le reti costruite in questi anni. Il progetto ha infatti permesso di sperimentare e codificare metodi e strumenti che possono continuare a essere utilizzati anche oltre la durata formale del finanziamento LIFE.
Comunicare la conservazione
A Pescasseroli, dunque, non si sono soltanto presentati studi e risultati. Per una settimana si sono incontrate persone che, in luoghi e condizioni molto diverse, lavorano ogni giorno con lo stesso obiettivo: capire meglio gli orsi e trovare il modo di proteggerli nel lungo periodo grazie alla costruzione condivisa con le comunità locali di progetti di lungo termine e ad una concreta assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori coinvolti. Un obiettivo che potrà essere raggiunto anche grazie ad un nuovo modo di considerare la comunicazione al servizio della conservazione: non più, quindi, come uno strumento finalizzato a trasferire informazioni a senso unico ma uno strumento per attivare le persone.
Da Pescasseroli, uno sguardo al futuro
Dopo mesi di preparazione ed una settimana intensa di lavori, l’IBA si è dunque conclusa ma le sue finalità non si esauriscono qui. Le Comunità a Misura d’Orso, i corridoi, gli strumenti di prevenzione e le relazioni costruite sul territorio sono il punto da cui continuare a lavorare, mantenendo sempre aperto uno sguardo internazionale perché la scienza, come le persone, non dovrebbe mai avere confini definiti. Al contrario, ha bisogno di continuità, di conoscenza e di persone che continuino a occuparsene con professionalità, dedizione e costanza.
E forse, allora, è questo il messaggio che Pescasseroli consegna alla fine di questa settimana: per conservare gli orsi bisogna conoscerli, certo. Ma bisogna anche imparare a condividere lo spazio, ascoltare chi quello spazio lo vive ogni giorno e mettere in comune ciò che abbiamo imparato.
Il resto, come sempre, è lavoro sul campo.
Di seguito, lo staff di Salviamo L’Orso presente all’IBA. Da sinistra verso destra: Valeria Barbi, Stefano Orlandini, Serena Frau, Arianna Balacchi, Stefania Toppi. Foto di Filippo Castellucci.

