La vaccinazione dei cani da pastore contro le sette principali malattie infettive (parvovirosi, cimurro, epatite infettiva, parainfluenza infettiva, tosse dei canili, leptospirosi, bronchite infettiva) è una delle attività cardine della nostra associazione, che svolgiamo grazie al supporto del veterinario Luca Tomei, vicepresidente di Salviamo L’Orso.
Un’attività, questa, a cui teniamo molto visto il ruolo attivo di questi animali nel favorire la coesistenza tra esseri umani e fauna selvatica. Tuttavia, spesso ci sentiamo chiedere perché la vaccinazione è importante e, non raramente, veniamo a contatto con realtà che ne sottovalutano l’importanza.
Vediamo, dunque, perché è fondamentale procedere con l’annuale vaccinazione dei cani impegnati sul territorio.
Prima di tutto, la vaccinazione protegge da malattie gravi e spesso mortali come il cimurro, la parvovirosi e la leptospirosi. Queste infezioni si diffondono facilmente, soprattutto in contesti rurali o a contatto con altri animali, e possono compromettere rapidamente la salute del cane.
Inoltre, i cani da pastore hanno un rischio maggiore di esposizione rispetto ai cani domestici: entrano in contatto con bestiame, fauna selvatica e altri cani. Questo aumenta la probabilità di contrarre patologie infettive, rendendo la prevenzione ancora più importante.
Un altro aspetto chiave è la tutela del lavoro: un cane da pastore malato non è in grado di svolgere le sue funzioni (gestione del gregge, protezione, controllo). La vaccinazione contribuisce quindi a garantire continuità ed efficienza nel lavoro agricolo e, soprattutto, è un importante elemento a supporto della mitigazione del conflitto tra essere umano e fauna selvatica.
Da non sottovalutare, poi, il tema della salute pubblica visto che alcune malattie, come la leptospirosi possono essere trasmesse anche all’uomo.
Infine, vaccinare regolarmente aiuta a evitare costi veterinari elevati e interventi d’urgenza, che spesso sono più onerosi e meno efficaci rispetto alla prevenzione.
I cani che lavorano all’aperto possono entrare in contatto diretto o indiretto con animali selvatici (attraverso tracce, feci, acqua contaminata). Se non sono vaccinati, possono fungere da “ponte” per la diffusione di malattie tra animali domestici e fauna selvatica. Virus come quello del cimurro, della parvovirosi e della leptospirosi, ad esempio, possono colpire anche l’orso bruno marsicano, mettendone a rischio la popolazione.
Vaccinando i cani da pastore si crea quindi una sorta di “barriera sanitaria”: si riduce la probabilità che i patogeni passino dagli animali domestici a quelli selvatici (e viceversa), contribuendo a mantenere l’equilibrio degli ecosistemi.
I NOSTRO NUMERI:
dal 2014, abbiamo finanziato 2.210 vaccinazioni a cui si aggiungono 60 nuove vaccinazioni solo tra gennaio ed aprile del 2026 tra Anversa degli Abruzzo e Pescosolido. Inoltre, più di 920 cani sono stati registrati in anagrafe a cui si aggiungono 15 nuovi microchip negli ultimi quattro mesi.

